sabato 16 luglio 2011

Il disastro della Formazione Regionale: quale soluzione ?

Sta montando la protesta dei formatori regionali. Alcuni enti sono stati infatti colpiti dai timidissimi accenni di riforma del governo regionale che prova, tra mille incertezze e ambiguità, ad arginare l'immane spreco di denaro per un settore che, di fatto, serve soltanto ad alimentare clientele e a elargire uno stipendio a migliaia di persone.

L'assessore Centorrino era partito lancia in resta, ma ha dovuto prendere atto delle fortissime resistenze degli apparati sindacali-clientelari-politici, anche dentro i partiti della maggioranza regionale (tutti i partiti, compreso il pd) e ha depotenziato quasi del tutto la portata della sua riforma. Staremo a vedere.

Intanto, in linea generale, non pare emergere alcuna risposta di lungo periodo alle domande: e' giusto continuare a mantenere in piedi questo sistema ? siamo consapevoli dei costi, non solo finanziari, che ciò comporta ? come se può uscire ?

Stenta invece, come sempre, a farsi sentire la voce di chi alla fin fine è, e sarà, chiamato a mettere le mani al portafoglio (i cittadini-contribuenti). E se qualcuno prova a fare notare le storture di questo sistema, non manca chi si appella al rischio di natura sociale che un esercito di senza stipendio costituirebbe per la collettività, e al senso di pietà per le famiglie.

Ma il sentimento di sconcerto e di impotenza dei cittadini-contrinuenti, sui quali inevitabilmente si scarica il costo di tutti i sussidi alla formazione (ma il discorso vale per altre simili situazioni, come la Gesip), non è affatto egoismo o cattiveria nei confronti di altri esseri umani. E’ semplicemente la rabbia di essere a costretti a finanziare servizi pubblici inutili, inefficienti, e assunzioni clientelari senza alcun merito.

Perchè, parliamoci chiaro, di assistenza si tratta, e null’altro. Lo hanno detto mille volte anche le imprese, che in teoria dovrebbero essere le prime a beneficiare dell’attività della formazione regionale. Lo ha denunciato anno dopo anno la Corte dei Conti, e sotto sotto ne sono convinti anche gli stessi formatori.

Detto questo, dato per pacifico che si tratta di assistenza, decidiamo pure di continuare ad assistere le migliaia di “formatori”, ma – per cortesia – chiamiamo le cose con il loro nome: chiamiamolo “contributo di solidarietà”, garantiamo a queste famiglie un sostentamento a vita. Ma a condizione di farla finita una volta per tutte con questo sistema mostruoso. Finiamola con questi inutili corsi di formazione, chiudiamo questi enti parassitari che generano solo clientele. E una buona volta torniamo ai concorsi pubblici per merito nelle pubbliche amministrazioni.

Questa è la mia opinione, ma so bene che si tratta di utopia, perché toglierebbe a tanti politicanti la base del loro opportunistico consenso.

1 commento:

  1. Un primo passo potrebbe essere quello di rendersi conto che se quei soldi fossero usati diversamente, si potrebbe generare una quantità di posti di lavoro maggiore.

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