lunedì 17 gennaio 2011

La Sicilia che cresce.

Titoli dai toni trionfalistici hanno salutato la diffusione delle recenti statistiche sul valore aggiunto delle regioni e delle province italiane, dopo mesi di dati economici sconfortanti. "La Sicilia in crescita", ha sentenziato il quotidiano economico MF. "La Sicilia cresce più della Lombardia", ha gongolato La Sicilia, con tanto di intervista al presidente di Confindustria Ragusa. E in effetti a leggere i numeri viene fuori che il valore aggiunto siciliano è aumentato dell'1,7 per cento.

Ci sono però due piccoli particolari che occorre tenere presenti. Innanzitutto l'anno di riferimento è il 2008, praticamente preistoria rispetto alla recente crisi economica e finanziaria che ha colpito l'economia.

E inoltre, cosa che nessuno sembra avere notato, i valori diffusi dall'Istat sono *a valori correnti*, cioè non tengono conto delle variazioni dei prezzi intercorse di anno in anno. Giusto per farci un'idea del divario tra valori correnti e non, prendiamo il Pil della Sicilia. Nel 2008 risultava cresciuto dell'1,9 per cento a valori correnti, ma addirittura in diminuzione dell'1,1 per cento a valori cosiddetti "concatenati", cioè calcolati tenendo conto della variazione dei prezzi rispetto all'anno precedente.

3 commenti:

Angelo ha detto...

Due domande da ignorante (ma da malpensante):
1) perché l'ISTAT diffonde i dati "a valori correnti" e non a valori "concatenati"?

2) è possibile che chi scrive sui giornali non conosca il significato delle due tipologie, oppure questo è chiaramente esplicitato dall'ISTAT?

Unknown ha detto...

1) Perché è un'istituzione seria.
Non c'è nulla da "malpensare". La diffusione dei dati a "valori concatenati" presupponde la conoscenza della variazione dei prezzi di beni e servizi in quello specifico territorio, cosa che al momento non viene rilevata.

2) E' scritto nel primo rigo del comunicato dell'Istat:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110105_00/

Angelo ha detto...

Dunque, la conoscenza del significato dell'espressione "a valori correnti" è demandata ai giornalisti che, di conseguenza, nel migliore dei casi sono disinformati!