venerdì 25 marzo 2011

Saverio Romano ha ragione.

La nomina di Saverio Romano a Ministro delle Politiche Agricole, con annesso mal di pancia di Napolitano, è emblematica del rapporto perverso che ormai si è instaurato tra politica e giustizia. Da un lato c'è chi ormai apertamente sostiene che deve essere la politica a decidere le direzioni verso cui devono andare le indagini (vedi l'annunciata riforma della giustizia del PDL). Dall'altro c'è chi ritiene che basti l'apertura di un'indagine penale per stroncare l'avversario politico.

Già in passato mi era capitato di sostenere che il giudizio politico dovrebbe restare indipendente da considerazioni giudiziarie; *un fatto* (se davvero c'è un fatto) dovrebbe essere considerato, e giudicato, politicamente per quello che è, indipendentemente dalla sua qualificazione di reato (cosa che spetta alla magistratura).

Nel caso del neoministro Romano i fatti (almeno: quei fatti che sono conosciuti a mezzo stampa) sono questi:

1) Francesco Campanella (l’ex presidente del Consiglio comunale di Villabate che fornì la carta d’identità falsa a Bernardo Provenzano) lo ha indicato come un esponente politico vicino ai presunti mafiosi Antonino e Nicola Mandalà. Inoltre un amico di Campanella ha dichiarato che, in sua presenza, Romano avrebbe detto a Campanella di essere "della sua stessa famiglia". Queste dichiarazioni non hanno trovato riscontri sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio. Per questo il pm ha chiesto l’archiviazione, che il gip ha respinto fissando l’udienza preliminare per il prossimo primo aprile. Il reato contestato è quello di concorso esterno in associazione mafiosa.

2) Esiste un'intercettazione ambientale del 2004 in cui Massimo Ciancimino dice al professore Lapis che per suo conto aveva curato la vendita della società del Gas agli spagnoli della Gas Natural, che aveva dovuto versare somme di denaro ad alcuni esponenti politici. Tra questi, Saverio Romano. L'indagine, ancora aperta, è per corruzione aggravata dal favoreggiamento alla mafia.

3) Secondo notizie di stampa Romano è nipote di Saverio Barrale, da un mese non più sindaco di Belmonte Mezzagno per decisione del ministero dell’Interno di iniziare le procedure di scioglimento per mafia del comune.

Ora, mentre la magistratura lavora, si spera serenamente, a valutare questi fatti dal punto di vista giudiziario, a noi non rimane che trarre le dovute conclusioni politiche. Bastano quelle dichiarazioni, in mancanza di altri elementi, a farci giudicare (politicamente, s'intende) come mafioso e corrotto un uomo politico ? E' civile che la sua carriera politica sia condizionata dai tempi, necessariamente lunghi, della giustizia ?

7 commenti:

Virus ha detto...

SI

Angelo ha detto...

Considerando che il sindaco di Bologna si è dimesso per molto meno... anch'io direi di si.
Per non parlare del presidente della Regione Lazio, nonché dei dimissionari esteri...

Gorillik ha detto...

Nooooooooooooooooooo! Nel senso che mi trovo d'accordo contemporaneamente con Virus (che saluto) e con Angelo! Dio mio, sto diventando un comunista giustizialista pure io!!! Sono d'accordo però sul fatto che non si può delegare alla magistratura il compito di selezionare la classe politica: non credo all'idea dei magistrati come esseri puri e angelici.

Antonio Lo Nardo ha detto...

La qualità del lavoro della magistratura c'entra assai poco con il mio ragionamento. I miei giudizi politici prescindono dalle sentenze. E così, a mio giudizio, dovrebbe essere per tutti.

Nel corso delle indagini su Cuffaro si accertò che si incontrava con l'ing. Aiello (quello della clinica di Bagheria) nel retrobottega di un negozio per concordare di nascosto le tariffe ultraesose che la Regione, cioè noi, pagava alla sua clinica per le prestazioni sanitarie. Questi erano fatti, non dichiarazioni, per me sufficienti a far scattare un giudizio politico di condanna. A prescindere dal lavoro dei giudici che poi hanno lavorato per valutare se quel fatto costituisse reato.

Nel caso di Saverio Romano, i fatti conosciuti al momento (ripeto: al momento) consistono esclusivamente in dichiarazioni di terze persone. Possono bastare per "eliminare politicamente" un avversario politico ?

Cosa diremmo domani, nel momento in cui il nostro Bersani, o Vendola, o chi volete voi, venisse "azzoppato" politicamente dalle semplici dichiarazioni di qualcuno ?

Virus ha detto...

Ricambio i saluti di Gorillik!
@Antonio: dimentichi che siamo in Italia, dimentichi chi è il nostro PdC, cosa vuoi che contino le semplici dichiarazioni di qualcuno?
Una puntata di Porta a Porta e domani parliamo d'altro!

Gorillik ha detto...

Consiglio la lettura del florilegio di dichiarazione pre-conversione di Romano pubblicate da Repubblica (a proposito, ma perché ce l'hanno tanto con lui?): http://www.repubblica.it/politica/2011/03/26/news/quando_saverio_si_indignava_io_al_governo_fantasticherie-14112439/?ref=HREC1-1
Basterebbe solo questo a fargli cambiare pianeta per la vergogna, altro che posto da ministro...

angelo ha detto...

Bisogna tener presente che le dichiarazioni in questione ed i fatti riferiti attengono all'ambiente palermitano, perciò possono assumere, anche a livello politico, una valenza particolare.

Inoltre, il personaggio in questione ha tenuto un comportamento da ricattatore. Diceva peste e corna della maggioranza; ha intravisto uno spiraglio; si è infilato, votando la fiducia al governo; ha preteso la nomina a ministro, in cambio.