giovedì 29 marzo 2012

Quanti lavorano nelle imprese pubbliche.

Recentemente l'Istat ha rilasciato i dati, aggiornati al 2009, sulla struttura e dimensione delle imprese a controllo pubblico in Italia. Ne viene fuori che le imprese che rientrano nel perimetro del pubblico sono oltre 4 mila, cioè lo 0,5% del totale, e occupano quasi 700 mila persone, pari al 7,0% del totale.

In termini di addetti la Sicilia si colloca al di sopra della media, con il 10,3% degli addetti impiegati in unità locali (comprendono anche uffici periferici di imprese con sede altrove) a controllo pubblico.

(N.B. Si parla di imprese, non di amministrazioni pubbliche).


10 commenti:

Angelo ha detto...

Dalle tabelle sembrerebbe che la maggior parte di queste imprese servano a gestire servizi pubblici primari (trasporti, acqua, ecc.).
Ma forse l'occhio di un esperto potrebbe esere più "clinico".

Antonio Lo Nardo ha detto...

Poco più della metà degli addetti (in Italia) sono impiegati in aziende di trasporto pubblico.
Poi c'è circa un 20% nelle aziende che si occupano di acqua, rifiuti ed erogazione di energia.

Gorillik ha detto...

Interessante!!! Ma a cosa serve?!?!?!? Stai preparando una relazione a un convegno?

Angelo ha detto...

Una considerazione che si potrebbe trarre è che la Sicilia, pur essendo sopra la media riguardo all'incidenza dei lavoratori delle aziende a controllo pubblico sul totale, ha servizi pubblici meno efficienti.

Ma a ben guardare potrebbe essere un falso problema, perché la percentuale potrebbe essere gonfiata dal fatto che da noi le aziende private sono poche (e dunque il denominatore pari al numero addetti è più piccolo).

Infatti, in valore assoluto il numero di lavoratori "pubblici" della Lombardia è più alto (74mila circa con incidenza del 4,9%).

Antonio Lo Nardo ha detto...

Gorillik, per lavoro mi imbatto in dati come questi, e in qualche caso mi sembrano interessanti da sintetizzare e condividere al di là del mio ufficio.

Questi dati ci dicono quanta parte dell'economia è sotto il controllo pubblico, cioè è vincolata strettamente alle decisioni di decisori politici piuttosto che affidata all'iniziativa privata.

Ogni comunità sceglie se affidare al pubblico o all'iniziativa privata la produzione di un bene e l'erogazione di un servizio.

In generale un imprenditore privato sa molto meglio di un funzionario pubblico o di un politico come e dove investire le risorse. E compito del pubblico dovrebbe essere quello di mettere tutti in pari condizioni.

Ma ci sono dei casi in cui esistono esigenze di natura culturale, morale, politica in senso lato, dove è preferibile affidare al pubblico le decisioni economiche (come allocare una risorsa): es. il sistema pensionistico, la scuola, la sicurezza, la realizzazione delle infrastrutture etc.

In definitiva, in Sicilia (ma anche in Italia) smonterei e liquiderei tutte le società partecipate, i carrozzoni vari.

Gorillik ha detto...

Tu scrivi giustamente "in generale un imprenditore privato sa molto meglio di un funzionario pubblico o di un politico come e dove investire le risorse". Io mi sono sempre chiesto perché questo avvenga, e cioè perché un politico sia tendenzialmente meno accorto di un privato nella gestione di un bene o di un servizio: si può ricondurre tutto solamente all'assenza di assunzione di responsabilità, alla diffusa impunità, a un fatto meramente culturale?

Angelo ha detto...

Eppure in Francia ci sono aziende a proprietà pubblica che funzionano benissimo (per es.: la RATP) e la Scuola Nazionale per dirigenti pubblici (ENA) è una vera fucina di talenti manageriali.
Perché lì funzionano?

Antonio Lo Nardo ha detto...

Alla fine tutto si riassume, a mio giudizio, in un fatto culturale.
Investire tempo, fatica e risorse in un bene collettivo ripaga, anche l'individuo, in tempi più lunghi rispetto a un investimento privato.
E inoltre presuppone la fiducia nel comportamento degli altri, necessari alla realizzazione del bene comune.

La nostra cultura, come quelle meridionali-mediterranee sembra proprio difettare di fiducia nel prossimo, e di "pazienza" nel raccogliere i benefici di un sacrificio immediato.

Angelo ha detto...

Credo che l'ambito geografico vada ulteriormente ristretto: anche in Spagna la cosa pubblica funziona egregiamente.
Forse si dovrebbe parlare di cultura da sottosviluppo...

Angelo ha detto...

Ecco... manca il sentimento della Comunità!