giovedì 29 marzo 2012

Quanti lavorano nelle imprese pubbliche.

Recentemente l'Istat ha rilasciato i dati, aggiornati al 2009, sulla struttura e dimensione delle imprese a controllo pubblico in Italia. Ne viene fuori che le imprese che rientrano nel perimetro del pubblico sono oltre 4 mila, cioè lo 0,5% del totale, e occupano quasi 700 mila persone, pari al 7,0% del totale.

In termini di addetti la Sicilia si colloca al di sopra della media, con il 10,3% degli addetti impiegati in unità locali (comprendono anche uffici periferici di imprese con sede altrove) a controllo pubblico.

(N.B. Si parla di imprese, non di amministrazioni pubbliche).


sabato 24 marzo 2012

Il coming out delle piramidi finanziarie.

Avete presente le piramidi finanziarie ? Si tratta di quegli investimenti-truffa che promettono guadagni mirabolanti, tipo il 100% in pochi mesi, e chi si alimentano per qualche tempo solo con gli introiti dei successivi investitori-gonzi. Dopo poco tempo dall'avvio della raccolta dei risparmi, quando il serbatoio dei gonzi si esaurisce, la macchina si inceppa e chi ancora non ha chiesto la restituzione del capitale perde tutto.

Finora queste truffe venivano celate sotto varie forme, e propagandate come investimenti esoterici. (ai siciliani ricorda qualcosa ?) Adesso invece il sito EconoLiberal ci segnala questa novità: una bella piramide finanziaria che non si vergogna di quello che è, e si qualifica esplicitamente come tale. Leggere per credere: "il reddito si ottiene con l'attrazione dei fondi dei nuovi partecipanti", "soltanto 8 milioni di persone investito, che è circa un millesimo della popolazione di Terra".

Come dire "Investite pure, il mondo è pieno di allocchi !".

P.S.
Il sito Econoliberal contiene anche alcune interessanti pagine con gli argomenti razionali che smentiscono tutte le balle pseudo-complottiste che circolano in rete sul signoraggio, sulla Banca d'Italia, etc. (vedi "Le frottole del signoraggio" e "Il capitale della Banca d'Italia").

mercoledì 21 marzo 2012

Come liberarsi di un lavoratore, senza tanti perché.

Dunque, se ho capito bene, con la riforma del mercato del lavoro presentata dal governo Monti, un datore di lavoro, se vuole liberarsi di un lavoratore che gli sta sulle scatole, o perché è un costoso anziano da sostituire con un più malleabile giovane, può camuffare la cosa come licenziamento per motivi economici.

Per esempio, può mentire, dichiarando che intende cessare la produzione di un certo bene e chiudere il reparto in cui lavora. L'unica accortezza che deve adottare è quella di non fare apparire il licenziamento come dettato da intento discriminatorio (per motivi politici, o sindacali, etc.).

Dovrà poi attendere il ricorso del lavoratore e il pronunciamento del giudice, e infine se la caverà con un indennizzo di 27 stipendi, al massimo.

(In assenza di questa grande riforma sarebbe costretto a reintegrare il lavoratore).

Consumare entro la fine.

domenica 18 marzo 2012

Best Practice urbane: la città ciclabile.

Nella nostra rassegna delle "best practice" in tema di qualità della vita questa volta è il turno del ciclismo urbano.

In città, sulle distanze fino ai 6-7 km (cioè la maggioranza di quelle relative agli spostamenti quotidiani individuali) la bicicletta è competitiva rispetto ai mezzi motorizzati. La bici è il mezzo di trasporto più efficiente perché pesa poco, consuma poco e garantisce una velocità media cittadina superiore a quella di autobus ed auto, che sono penalizzati dalle congestioni del traffico. Inoltre, è economica perché ha un costo limitato, ha bisogno di poca manutenzione e non necessita di assicurazione. Dunque, il suo uso sarebbe molto indicato in città sostanzialmente pianeggianti, con clima mediterraneo e non molto ricche come Palermo.

In città molto più fredde della nostra questa cultura si è già affermata da tempo. Tra le grandi metropoli che hanno adottato politiche per favorire il ciclismo urbano, realizzando ad esempio piste ciclabili e/o sistemi di bike sharing, c'è Berlino (3,5 milioni di abitanti) che dispone di oltre mille chilometri di piste ciclabili e che nel 2008 ha visto il 13% degli spostamenti fatti in bici, contro il 27% in automobile. 

Parigi (2,2 milioni di abitanti) dispone di circa 470 km di piste ciclabili di vario tipo: si va dai percorsi ultra-protetti alle strette piste delle stradine del centro evidenziate da semplici strisce di vernice sull'asfalto, alla possibilità di utilizzare le  corsie degli autobus opportunamente allargate. A queste bisogna aggiungere il fatto che pedoni e ciclisti hanno la precedenza nelle "zone 30" (strade della città a traffico limitato e velocità ridotta). Negli ultimi anni nella capitale francese è stato creato il più imponente sistema di bike sharing d'Europa: il Velib: 20.000 biciclette comunali a noleggio e 1.450 stazioni dove prendere e lasciare la bici. Il tutto basato su un sistema tecnologicamente avanzato e con sito internet dedicato.

Anche Barcellona (1,6 milioni di abitanti), favorita dal clima piuttosto mite anche in inverno, si è dotata di un sistema di bike sharing che ha registrato un grande ed immediato successo: il Bicing

In Italia, le città dotate di condivisione di biciclette sono 132. Si va dalle grandi metropoli come Milano (1,3 milioni di abitanti), Roma e Torino, alle medie città come Brescia o Bari, fino a piccoli paesi come Trani. Per quanto riguarda le piste ciclabili,  tra le città più "ciclate" troviamo Padova (214mila abitanti), dove sono in funzione 115 Km di piste con l'invidiabile rapporto di 1 km per ogni 1860 abitanti e Bologna (390mila abitanti) dove entro il 2012 sarà completato il 140mo chilometro della rete ciclabile urbana

A Palermo (700mila abitanti), a parte le piste ciclabili ad ostacoli realizzate (dove non servono) dall'ultima giunta, il sito Mobilita Palermo ha riportato recentemente la notizia che il comune sta studiando la realizzazione di una rete di bike sharing, raccogliendo anche informazioni dai cittadini

La chiusura domenicale di via Libertà e di via Roma, invase da pedoni e ciclisti, fanno pensare che una certa "voglia" di usare la bici si stia facendo strada anche da noi. Come convincerci definitivamente ad utilizzare le due ruote anche per gli spostamenti dei giorni feriali (casa-lavoro, casa-scuola, ecc.)? Naturalmente sarebbe necessaria un'attenta progettazione.


(di Angelo Furnari)


venerdì 16 marzo 2012

Le tastiere a proiezione.

Sembravano solo uno scherzo alle spalle degli impazienti apple-fan in attesa del nuovo iPhone, ma adesso sembra sia arrivato davvero il momento delle tastiere virtuali da proiettare sulla superficie della scrivania.


sabato 10 marzo 2012

martedì 6 marzo 2012

Sul meccanismo delle primarie: a cosa serve contarci ?

Adesso che ha vinto il mio candidato, al quale auguro di arrivare al traguardo da vincitore e con il sostegno di tutti, mi sento libero di esprimermi sul meccanismo delle primarie. In apparenza si tratta di un bel giocattolo: tutti siamo chiamati a votare, e con il nostro voto ci sentiamo di contribuire alle scelte politiche, di contare qualcosa.

Eppure non riesco a togliermi dalla testa che in condizioni normali un partito dovrebbe essere in grado di scegliere da solo i propri candidati, dopo un processo democratico di discussione interna, con il coinvolgimento di tutti gli iscritti, ai quali dovrebbe anche essere data la possibilità di contribuire all'elaborazione della strategia e della linea politica.

In un assetto di questo genere, dove tutti partecipano e contribuiscono, le primarie semplicemente non avrebbero ragione di esistere. Non a caso, si è cominciato a pensare alle primarie solo dal momento in cui ci si è accorti di aver liquefatto la rete periferica del "vecchio" partito: circoli, sezioni, assemblee degli iscritti, tutti chiusi per "esigenze economiche" in nome di una sventurata adesione al modello di partito leggero, liquido.

Oggi, in mancanza del coinvolgimento della "base" e della legittimazione sostanziale sul campo, i capicorrente sentono il bisogno della misurazione del proprio peso, ricorrendo a primitivi strumenti di contazione, come il tesseramento e le primarie. Eliminando, o riducendo al minimo, il coinvolgimento di tutti anche nell'elaborazione delle scelte.

Insomma, siamo passati dalla partecipazione alla compilazione di un modulo a risposta guidata. Ho molti dubbi sul fatto che, nel lungo termine, questa sia la strada giusta.

venerdì 2 marzo 2012