Come già detto in altre occasioni, molti (quasi tutti) dei problemi del nostro paese sono da ricondurre essenzialmente a pochissime grandi questioni. Se, per ipotesi, si risolvessero quelle, cadrebbero istantaneamente i presupposti di tutte le altre, sulle quali invece noi (e nostri aurei rappresentanti) ci accapigliamo quotidianamente.
Le grandi questioni sono essenzialmente due: la meritocrazia e la giustizia. Risolte quelle, si ridimensionerebbe notevolmente la portata di problemi come l'immigrazione clandestina, la ricerca universitaria, il conflitto di interessi, i privilegi dei parlamentari, gli investimenti delle imprese.
Prendiamo la giustizia. E' noto a tutti che la qualità del servizio erogato è pessima, che i processi durano in eterno, che una grandissima percentuale di essi si chiude per prescrizione. Ed è anche nota la corrente di pensiero (che condivido) che questa situazione di inefficienza fa molto comodo ai politici, i quali si guardano bene dal combatterla e spacciano invece per "riforme della giustizia" quelli che sono invece veri e propri attacchi all'autonomia di chi potrebbe controllarli.
Questo articolo del Corriere, per esempio, spiega molto bene che, comunque vada a finire la vicenda Mills e il lodo Alfano, persino se Berlusconi dovesse accettare di essere processato (lo può fare) o se il lodo Alfano venisse cancellato dalla Corte Costituzionale, lui troverà in ogni caso il suo scudo più formidabile proprio nell'inefficienza delle procedure.
Quello che non è chiaro a molti è che il problema non è tanto il privilegio di cui godono in pochi, quanto piuttosto il grave danno che ne consegue per tutti i cittadini. E il compito dell'opposizione dovrebbe essere quello di spiegare questi meccanismi, di svelare perchè dal conflitto di interessi deriva un danno per la collettività. Altrimenti diranno che è tutta invidia.