giovedì 14 maggio 2009

Libertà di parola, parole in libertà.

L'ora di religione è sana laicità. Se lo dice il Papa...

9 commenti:

Angelo ha detto...

Come le chewing-gum fanno bene ai denti...

Passando al serio: è il caso di ricordare che gli insegnanti di religione (cattolica) sono pagati dalla Stato italiano (laico), ma necessitano, per essere assunti, della nomina da parte del vescovo.

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/prof-religione/prof-religione/prof-religione.html

Mik ha detto...

Se Peppino Garibaldi avesse avuto la mano meno pesante verso la Chiesa ai tempi dell'unità d'Italia, forse le cose non sarebbero a questo punto...

Virus ha detto...

Il papa ha ragione.

Mik ha detto...

Giustamente il papa dice che molti ragazzi si tengono in contatto con i loro insegnanti anche dopo la scuola: mi viene in mente quel sacerdote palermitano (e professore in un istituto cittadino) che qualche mese fa é stato beccato in macchina dai carabinieri mentre si divertiva con un minorenne.
Ovviamente la curia lo ha spostato di sede solo molto tempo dopo che era stato sospeso.

Antonio Lo Nardo ha detto...

E certo che ha ragione: è tecnicamente infallibile!

Virus ha detto...

ha ragione perchè comunque una base storica c'è e visto che la storia è obbligatoria (storia che cambia a seconda di chi siede al governo) non vedo perchè la religione debba essere facoltativa. Certo sarebbe meglio studiare religione comparata.

Valentina ha detto...

@virus
non so come funzionasse nella tua scuola
per quanto mi riguarda, l'insegnante di religione si limitava ad una sorta di lezione di catechismo
e poi, anche le altre religioni, secondo il tuo ragionamento avrebbero pieno diritto di inclusione nei programmi scolastici

Antonio Lo Nardo ha detto...

E poi: che senso ha "insegnare" la religione ?

Angelo ha detto...

Sarebbe molto più rispettoso insegnare "storia delle religioni" o "religioni". Ci aiuterebbe anche a conoscere gli "altri" della porta accanto.

Non mi riferisco soltanto agli islamici (come viene subito da pensare); a Palermo c'è anche una sostanziosa comunità valdese, ad esempio.

Ovviamente, nel migliore dei mondi possibili: dove non è necessario avere un "nemico" per dimenticare la propria disperazione.